クロエのレクイエム

Cloé’s Requiem (1° PARTE) – ll business dei fanciulli, le nuove star dell’Horror RPG

Vogliano i signori accomodarsi per poter ricevere il nostro più caloroso benvenuto. Or bene, i ragazzi per cui siete probabilmente venuti a leggere suddetto articolo preformeranno a breve per voi, per farvi saziare delle loro capacità artistiche e non.

Ah, ho detto forse qualcosa di sbagliato?

Ma cosa potrebbe importarvene miei cari in questo momento, diamo il via alle danze e lasciamo che l’introduzione cominci!

Per cominciare a narrarvi questa storia, essendo amanti sia dei classici letterari che dei musical, non abbiamo trovato un modo migliore che “Façade” per raccontare dal punto di vista europeo un gioco ambientato in Europa.

I nostri complimenti sono rivolti alle autrici per la scelta del contesto storico! È così distante da noi, più di due secoli ci separano ormai da quegli individui e da quegli ideali. Capiamo bene che ne avrete sentito la nostalgia…

Quali tra queste società che era quella delle metropoli di tardo secolo ottocentesco ispirati dal puritanesimo vittoriano (e se non oltre, date alcune scoperte scientifiche che si vedono nel titolo) era migliore per raccontare la trama di questo gioco!

Quali tra queste se non una società che mente a sé stessa, affetta da falsità e malizia.

Questi erano perlomeno i temi che riguardavano il libro da cui il brano è tratto, mettendo al centro il dualismo dell’individuo, che in uno dei classici letterari neogotici per eccellenza, “Lo strano caso del Dr.Jekyll & Mr.Hyde”, si scinde a metà.

Egli lotta contro il suo lato più ripugnante fino alla morte; così racconteremo la storia di come due ragazzini prodigi nel mondo dell’intrattenimento –del panorama musicale, si intende– lottano contro i cattivi sentimenti manifestati sotto forma di maledizioni.

INTRODUZIONE

Okay, eccoci qui ragazzi. Perdonate questo “prologo” un po’…Stralunato rispetto a tutte le normali introduzioni che abbiamo fatto. Probabilmente sarete molto perplessi dai concetti che abbiamo appena espresso nell’articolo, oltre che dalla copertina per la prima volta totalmente disegnata da Ele! A proposito, speriamo che vi sia piaciuta.

Cosa potremmo dirvi se non scusarci da un lato e chiedervi di seguirci per comprendere di cosa parliamo quando ci affacciamo a questo titolo.

Cloé’s Requiem è stato per noi una grandissima fonte di ispirazione per la storia, la regia e il racconto dei personaggi (e ci abbiamo chiamato pure la nostra gatta con questo nome!) ed è stata altrettanta fonte di frustrazione per le operazioni di marketing che ne sono conseguite, quello che potrete notare è come gli effetti dell’inserimento del genere nella dimensione più consumista e commerciale si siano fatti sentire per un titolo del genere.

Siamo qui per sviscerare assieme la storia e le caratteristiche di un altro Horror RPG assieme a voi. Quello che possiamo promettere a chiunque decida di seguirci fino in fondo è che seguirà una storia che, crediamo, non dimenticherà facilmente.

Benvenuti alla parte prima dell’articolo su

Cloé’s Requiem

Salve! Salve! È EleRantula che vi parla!

Bene, ragazzi, iniziamo quest’epopea!

Seppur Buriki Clock non sia arrivata ai livelli di fenomeno mediatico di Makoto Sanada, hanno rilasciato ben due interviste su Cloé’s Requiem: una su Famitsu, una per Nicovideo (pare che abbiano partecipato ad un festival proprio organizzato da NicoNico, ma ne parleremo più avanti).

Ma! Per arrivare a quelle dovremmo aspettare al “Rapporto Autore-Opera”, che sarà presente alla seconda parte di questo lunghissimo articolo.

Quindi, per essere più tecnici e ordinati possibile riguardo alla development history iniziamo grazie al loro sito (e grazie, come ogni volta, anche alla traduzione inglese di Google Traduttore, che per quanto maccheronica mi aiuta enormemente) a vedere come esattamente è nato e cresciuto il gioco, per poi allargarci ancora di più nei vari argomenti, che toccheranno poi punti sparsi di questa lista.

Beh. Una lista niente male.

Quindi, iniziamo nell’ottobre del 2013, dopo il primo titolo di Nubarin “Kusoge Story” (letteralmente, ‘Storia terribile’, essendo “Kusoge” un termine giapponese per un videogioco terribile) di cui non ho neanche attuali tracce se non la pagina di Freem!

Credo che oggi la Storia Del Prodotto sarà bella lunga… Oh mamma, è da dividere in parti.

Parte 1: 2013: Un inizio medio per un gioco medio.

2013

“Cloé’s Requiem è stato rilasciato”

Il gioco uscì il 2 Ottobre del 2013, rilasciato su Freem! come molti altri del genere, ed è 11° nei rank di download del sito.

Anche qui, sappiamo l’identità delle autrici del gioco… O almeno come si fanno chiamare: Nubarin e Nanashi No Chiyo (anche se personalmente, dato che viene chiamata Chiyo Nanashi in molte interviste, sospetto che Chiyo Nanashi sia il vero nome del secondo membro di Buriki Clock, il team che formano queste due autrici).

Secondo la pagina Wikipedia Giapponese:

“La produzione è iniziata alla fine di luglio 2013 e Nubarin ha dichiarato di “voler realizzare un gioco horror utilizzando un edificio in stile occidentale.” All’inizio dello sviluppo, il protagonista doveva essere uno scultore, ma poiché Nanashi studiava musica a scuola, è cambiato in un musicista e il gioco è diventato un’opera con il tema della musica classica.”

Inoltre, sembra che Nubarin sia stata ispirata da The Witch’s House.
Cosa diavolo ha a che fare questo gioco con The Witch’s House a livello di sostanza? Non lo capirò mai.

In ogni caso, dopo l’uscita il gioco prese moltissima popolarità.

“E perché mai?”

Beh…

2013

“Cloé’s Requiem vincitore del ‘Fighting Fighting Award (Horror Classic Award)” al Nico Nico Self-made Game Festival 2”

Ecco qua il perché!

Cloé’s Requiem ha partecipato al NicoNico Self-made Game Festival. Esso è un evento di showcase per giochi indipendenti; a quanto ho letto dalle regole, tutti possono parteciparvici… Così come il nostro team Buriki Clock.

Ottenne il “Fighting Spirit Award” (O “Classic Horror Award” o “Fighting Fighting award” … Vorrei davvero sapere il giapponese per queste cose) e seppur per vedere il titolo bisogna passare per molti altri giochi che hanno vinto in questa categoria, sembra che questo premio all’evento online organizzato da NicoNico dedicato agli indie games abbia dato a Buriki Clock la spinta necessaria per aver fatto la sua sottospecie di boom o, in generale, più visibilità.

E infatti…

2013

“Cloé’s Requiem viene introdotto al pubblico, venendo messo sul mensile ‘Comptiq’”

 

PROBABILMENTE questo numero, essendo uscito il gioco a inizio Ottobre, ed essendo questo un numero stampato a inizio ottobre

Comptiq è una rivista giapponese che tratta principalmente di giochi per computer, pubblicata da Kadokawa Shoten.

“Chi?”

Si chiederà chi non bazzica molto nel panorama nipponico riguardante la promozione/pubblicazione di opere di finzione.

Da Wikipedia: Kadokawa Shoten è un editore e divisione giapponese di Kadokawa Future Publishing con sede a Tokyo, Giappone. Kadokawa pubblica manga, light novel, manga serializzati come Monthly Asuka e Monthly Shōnen Ace e riviste di intrattenimento come Newtype. Dalla sua fondazione, Kadokawa si è espansa nel settore multimediale, in particolare nei videogiochi (come Kadokawa Games) e nei film live-action e animati (come Kadokawa Pictures).

Abbiamo già citato questa… Multinazionale, sembra, nell’articolo su Yume Nikki. Ma tenetela a mente, ci servirà soprattutto per la seconda parte di quest’articolo, nel Rapporto Autore-Opera, assieme all’Enterbrain.

Quindi, seppur non mi sia chiaro quanto spazio abbia avuto, se è stato scritto solo un breve articolo o un’intera scheda di presentazione, nel 2013 (ho cercato disperatamente il mese tramite le copertine delle edizioni di Comptiq che uscirono in quell’anno, ma non ho trovato nulla data anche la mia nessuna conoscenza del giapponese) Cloé’s Requiem comincia ad espandersi in Giappone, fino a…

Parte 2 – 2014: La Supernova.

La partecipazione al festival di NicoNico e il successivo articolo (immagino) su Comptiq hanno portato, come dicevo, Cloé’s Requiem ad una visibilità più che buona, fino a…

2014

“Intervista per Nico Nico Self-made Game Festival Game Creator”
“Intervista per Famitsu”

“Cloé’s Requiem allo stand NicoNico del Tokyo Game Show 2014”

Secondo la sezione “Media” della pagina Wikipedia giapponese, nella sezione NicoNico del Tokyo Game Show del 2014 è stato esibito proprio questo gioco:

 

O meglio, la light novel che lo riassume, di cui parleremo più tardi.

Con tanto di articolo che porta il nome di:

…Discuteremo di questo nel Rapporto Autore-Opera, però.

Ma inoltre… Okay, davvero? Dopo così poco tempo dall’articolo su The Forest Of Drizzling Rain devo ri-fare questa stupida scenetta in cui elenco ogni singolo modo in cui i poveri giochi di cui trattiamo vengono spremuti?

Va bene, va bene, fa ridere… Geez…

Inspirate assieme a me…

Un’apparizione nella Mezamashi TV Giapponese (oh, è nuova questa), due novel (a mio avviso, entrambe… Con poche parole con cui descriverle. Una l’avete vista nell’immagine sul Tokyo Game Show), un piccolo comic sulla rivista “Almost Free Game Magazine”, circa tre interviste (aggiungiamo un’intervista per Mole Games, dopo il Tokyo Game Show), una parte della Casa Stregata del NicoNico Chokaigi del 2015 (l’abbiamo già citata con The Witch’s House e Ao Oni), un manga chiamato “Cloé’s Requiem -rêveur-” (che racconta però tutta un’altra storia, eh?!), una collaborazione con il Princess Cafè di Tokyo e-

Che? Non mi credete? Sono serissima! Queste cose vanno forte in Giappone!

Ahem, quindi… Mi avete interrotta proprio quando dicevo il pezzo forte…

AAAHHHH!

Scusate, mi si gela il sangue solo a vederlo.

Capirete meglio il perché più avanti… Io vi posso solo dire che, come vedete, i due gatti introdotti anche poco nel gioco sono stati umanizzati.

Si, non cercate di trovare il senso in queste operazioni di marketing, non spremetevi le meningi sul senso di questo elemento narrativo…Non ancora.

Okay… Quindi, avete ormai capito che Cloé’s Requiem nel 2014 ha avuto praticamente ogni tipo di successo possibile, tanto da generare anche uno spin off/storia extra.

Dato questo, volevo parlare ancora del fenomeno della “Supernova”.
Ne aveva già parlato mia sorella nell’articolo su Mad Father, e si basa su una domanda molto semplice.

“Il successo è continuato?”

Nel caso di Cloé’s Requiem…

No. Ve lo dico in modo secco.

Il successo della casa di produzione, dopo i primi due anni dall’uscita di Cloé’s Requiem non è continuato, seppur Buriki Clock abbia continuato a fare giochi.

(Questo è più probabile che lo conosciate anche perché è stato tradotto in inglese: Fantasy Maiden’s Odd Hideout)

Questo gioco si chiama Trauma Traum.
Vi dico solo che se lo conoscete, avete il mio stesso bisogno impellente di stalking per gli autori degli RPG Horror.
(Beh, scrivo io la Storia Del Prodotto per un motivo)

Cosa sono questi giochi, quindi, nella storia di Buriki Clock?

Voglio considerarli, purtroppo, tentativi disperati di continuare ad essere una casa di produzione vera e propria, e non solo delle autrici che hanno avuto “fortuna” (capirete nella seconda parte il perché di quelle virgolette) con il loro primo titolo e l’hanno spremuto fino all’ultimo.

Ma fino all’ultimo davvero.
(Immagine dal profilo Twitter di Buriki Clock, che ci mostra Pierre che improvvisamente ha dimenticato tutta la frustrazione repressa e l’isteria che ci viene mostrata nel gioco…)

Certo, anche questi altri due titoli hanno avuto del merchandise: Fantasy Maiden’s Odd Hideout ebbe una novel, assieme ad altri gadget come spille eccetera nello store ufficiale di Buriki Clock, Trauma Traum persino un… CD? Credo sia un cd cantato, ma in ogni caso hanno avuto i loro eventi e anche finanziamenti…

Ma dopo il 2014 l’era di decaduta di Buriki Clock è iniziata.

Potete accertarvi di questo se rispondete ad un’altra domanda semplicissima che vi porgo.

Voi avete mai sentito parlare, fuori dalla corrente RPG Horror e al di fuori di Cloé’s Requiem, di Buriki Clock?

Ma a parte questa domanda, che lascio aperta anche se tutti ne sappiamo la risposta…

Torniamo per un attimo nel 2013, l’inizio dell’era d’oro per Nubarin e Chiyo.
Cosa, quindi, 7 anni fa ha portato Cloé’s Requiem dove è adesso…
Probabilmente?

Sfondi lugubri, musica classica, storia ambientata nel passato…È un titolo che sicuramente ha la sua classe, non c’è che dire.

Questo non sono sicura di quanto possa dirsi per l’inizio. C’è il logo della Buriki, e poi si inizia direttamente a vestire i panni di Michel, incredibilmente tranquillo dopo aver compiuto il suo terzo omicidio a sangue freddo, che se la a gambe prima che la pula del tempo gli dia la caccia (dettasi anche la sbirraglia, o come direbbero alcuni, per non farsi mettere in gattabuia dal becco cit.[1]).

Ma questo ve lo abbiamo anticipato noi, per farvi capire come, anche qui come in altri giochi, la consistenza narrativa non sia certo il cavallo di battaglia del titolo. In realtà quello che si mostra nel gioco come introduzione è il ragazzo che scappa da qualcosa andando, tramite il passaggio di un cocchiere, in una casa sconosciuta. E questo è quanto.

Possiamo però notare, prima che ci venga introdotta la nuova magione…

…Sì, insomma, questa sorta di fortezza medievale…

Okay, da qui possiamo notare due cose: la prima è che viene introdotta da qui quella che sarà la co-protagonista della vicenda (no, non è la protagonista principale perché non seguiamo tanto il cambiamento dei suoi atteggiamenti nel corso della storia quanto lo fa Michel), la seconda cosa che invece comprendiamo è che sicuramente si tratta di una persona che non è molto a posto con la testa.

Ma ciò che ci interessa sapere sappiate che avviene a seguito del primo flashback che ci verrà introdotto dal gioco. Apparentemente le parole che ci sono state introdotte non riguardano la trama principale, sembrerebbero fuori contesto, ma il gioco ci costringe a ricrederci dando finalmente un’identità a questa voce misteriosa!

Eccolo qui, nella sua magnifica sprite. Questo spiega perché nella seconda parte del gioco le ragazze hanno preferito sfruttare la sua silhouette invece che disegnare nuove figure di adulti.

Il punto è che una volta terminato il flashback abbiamo queste tre battute:

Hey, ma allora quel pazzo maniaco è suo padre!

Cacchio che uomo schifoso. Perché…. È questo, alla fine dei conti, il personaggio più disturbato. No?

Oh-oh-oh, ebbene finalmente dopo aver tanto procrastinato…

…Dopo aver solo citato l’argomento anche quando sarebbe stato il caso parlarne….

Possiamo finalmente parlare di una storia character driven dove i personaggi vengono valorizzati come si deve!

Cerchiamo di introdurre un po’ di teoria. Probabilmente molti di voi già potranno intuire cosa si indica con questa definizione: parliamo essenzialmente di un tipo di storia che va avanti sulla base delle azioni che compiono i personaggi. Mi rendo conto che a primo attrito può essere difficile distinguere bene le storie a sviluppo orizzontale da quello verticale, quindi cercherò di portarvi degli esempi.

Le storie dallo sviluppo orizzontale contano molto sugli input esterni che spingono i personaggi ad agire, almeno questo è quanto ho notato. Nulla toglie che spesso gli espedienti e quindi le categorizzazioni si mescolano, ma per quello che riguarda gli RPG Horror ho notato che questo non me è mai accaduto, quindi posso portarvi degli esempi più concreti: prendete Mad Father e The Forest of Drizzling Rain.

Da una parte la storia inizia per via di una maledizione, quindi Monika che l’ha scatenata è l’antagonista della vicenda e muove la storia per Aya, che dovrà destreggiarsi tra gli zombie. Mad Father è tra l’altro molto facile da classificare in un tipo di storytelling orizzontale anche per via di tutte le sequenze d’azione e di gameplay particolare che lo caratterizzano.

The Forest Of Drizzling Rain potremmo definirlo allo stesso modo, gli eventi sono principalmente incentrati sul background del villaggio in cui Shiori e Suga sono coinvolti. The Witch’s House poteva essere una storia character driven?

Dunque, sicuramente i personaggi sono più attivi, Ellen è stata quella che ha ucciso i suoi genitori e ha fatto il patto col demone a partire da una sua motivazione interiore e un ambiente esterno piuttosto statico, tuttavia se dovremmo considerare il videogioco nel suo contesto non mi azzarderei proprio a dire che ha l’intenzione di raccontarti una storia, il titolo sembra piuttosto ancorato al suo gameplay prima di mettere in luce il background.

Ancora, c’è The Crooked Man con cui avevamo affrontato la faccenda del viaggio dell’eroe. È vero, viene dato molto spazio alle intenzioni dei personaggi e per quanto sia sottile in realtà la definizione di “character driven” potrei anche affermare che questo gioco lo sia. Tuttavia c’è qualcosa che mi frena da definirlo come tale, ed è la presenza costante dell’antagonista, l’uomo storto, che è il vero motore dell’azione ed è quello che spinge David a partire. Se vi ricordate lo schema del viaggio dell’eroe prevede un doppio rapporto con la chiamata all’avventura in cui è spinto: prima la rifiuta e poi la accetta, così si indaga sulle personalità dei personaggi principali. È vero che l’uomo storto sarebbe una metafora dello stato attuale di David, ma non possiamo negare che Duke esiste davvero (anzi, è esistito davvero) ed è per questo che dobbiamo tenere in considerazione tutti i suoi interventi che hanno condizionato le azioni del protagonista.

Ed è per questo che inserisco l’intreccio di Cloé’s Requiem ricadere perfettamente nella tipologia del character driven. Difatti se ci pensate il tipo di background in cui si trovano i personaggi è piuttosto statico, sarebbe molto più facile immaginarsi una storia più sullo stile slice-of-life che una trama di genere horror, questo perché sicuramente la scelta di lavorare su un’opera in costume ha determinato in parte la natura di “titolo storico” del prodotto (anche se, per essere un gioco ambientato in Francia dai nostri “cugini europei”, l’immaginario storico si riscontra davvero poco –soprattutto per alcuni elementi –, e da questo punto di vista è poco attendibile. In ogni caso, sì, questo piccolo scivolone è accaduto anche con Mad Father –ma forse non dovremmo insistere più di tanto se il loro target di riferimento era l’audience nipponica–).

Quindi, proprio perché si tratta di un background statico tutto quello che i personaggi compiono deriva da riflessioni interiori e cambiamenti psicologici sul loro stato individuale e sociale.

Ma non sarò io a parlarvi nel dettaglio dei personaggi ragazzi, ci sarà Ele nella seconda parte dell’Asso della Manica (spoiler: lei è quella tra le due che aveva parlato del caso di Satoshi in Corpse Party, non che è la responsabile della scrittura dei nostri personaggi, quindi vi lascerò in buone mani per questo).

Comunque non mi ricordo nemmeno da quale articolo ci fosse questa caratteristica, credo in The Witch’s House, ma anche per Cloé’s Requiem abbiamo due assi nella manica in uno, e –a questo punto dovreste averlo capito, anzi, forse potrebbe quasi sembrarvi scontato– il character development è uno di questi.

Io assieme a voi mi focalizzerò sul secondo punto, la regia. Parliamo di una regia che ha permesso di amare e rendere memorabile una trama confusionaria e dal background sovrannaturale più impreciso di quello di Corpse Party!

Quindi mi sa per un po’ dovrete avere la suspense sul discorso legato a quei tre screenshot…

…E sulla mentalità contorta che sviluppa questo piccolo infame nel corso del gioco.

Quindi, tornando a noi. La regia di questo titolo è in realtà molto molto particolare, perché risponde tante volte allo stile del gioco che si basa principalmente sulla narrazione degli eventi (e non) in wall of text. Praticamente una bestialità di Satana, se conoscete quanto condanniamo questa pratica negli articoli.

Però Nubarin e Chiyo sono riuscite a sfruttare questa “limitazione dello stile” inserendo tutta la tensione emotiva tra le righe di testo del gioco. Posso dire che sono riuscite a farlo egregiamente, ed era un compito davvero davvero difficile. Saper fare una buona regia non è per niente scontato, figuriamoci come avranno fatto loro che non avevano nemmeno il supporto visivo da valorizzare: tutto viene dalla lettura dei testi e dal repertorio sonoro. I problemi sono iniziati quando hanno iniziato ad andare di fretta e a caricare di testi i contenuti principali fino al finale…

Ma di questo ne parleremo meglio in futuro. Quindi cerchiamo di concentrarci sui punti focali e cerchiamo di fare, come non facevamo da Blood Covered, un’analisi approfondita su un campione specifico.

La scena che vi propongo è questa.

Molti di voi la ricorderanno come “la scena della madre” o  “il diario della madre”. Sì, parliamo di quello, uno degli archi narrativi aperti meravigliosamente, sviluppati male e conclusi peggio.

Perché dico conclusi peggio? Beh, insomma…

Vi pare un modo decente per concludere una sotto-trama?

Non vi preoccupate, proprio a partire da questa scena poi ne analizzeremo il perché parlandone meglio nei Difetti dell’Opera.

Torniamo comunque a parlare dei punti positivi. Come ho accennato prima la scena incentrata sul diario della madre è a mio parere tra le migliori di tutto il gioco.

Dunque, tanto per cominciare noi abbiamo già incontrato Cloé al piano di sopra.

Ah, e tengo a notare in particolare come quella che abbiamo visto durante l’inseguimento…

Lei, eccola qui. Anche se possiamo intuire , dato anche  il suggerimento di Michel, che questa  “cosa” che abbiamo visto assomiglia a Cloé, ci viene presentata  in maniera del tutto separata (parlo di una separazione fisica, nel senso letterale del termine) e ovviamente da una personalità totalmente sconnessa rispetto a quella incontrata al piano di sopra.

In questo punto della storia al giocatore verrebbe più facile interfacciarsi con il lato “carino e coccoloso” della ragazzina che ha appena incontrato…

…E poi invece viene introdotto questo…

Come abbiamo detto prima, questa sarà un’analisi del testo nel senso più letterale del termine.

Anzitutto: la “musica” utilizzata in questa parte potrei definirla come un richiamo a dei coltelli con cui si ha l’intenzione di perforarti le orecchie. La metafora a cui sto rimandando si riferiva, da parte di un particolare libro di testo sulla regia (di cui attualmente non ricordo il nome), alla musica che compare nei titoli di testa del famosissimo Psycho di Alfred Hitchcock.

Ecco che cosa intendevo quando dicevo che la regia di questo titolo è ottima. Si offre un sacco di spessore emotivo sui testi, che contano tanto quanto il lato visivo del titolo e anzi lo completano. Senza i testi di Cloé’s Requiem non potremmo mai comprendere i suoi significati a tutto tondo (…anzi, purtroppo i fraintendimenti e le incomprensioni sono avvenute lo stesso, ma di questo ne discuteremo in futuro).

La madre di Cloé ci racconta i suoi sentimenti nei confronti di sua figlia…

Perfettamente plausibili, dato non solo la trama del gioco ma anche i contesti del tempo. Per chi non lo sapesse stiamo parlando di un tipo di società dove normalmente le ragazzine di buona famiglia, raggiunta una certa età, erano pronte per entrare in società, vale a dire essere maritate, quindi quando le agghindavano per le feste a cercare un buon partito chi non dice che le madri, a loro volta sposate giovanissime nella maggior parte dei casi, non potessero provare un senso di competizione nei confronti delle figlie?

…Ecco appunto.

Non sono una storica, quel che so deriva da alcuni approfondimenti personali che ho avuto modo di realizzare sull’epoca.

Ovviamente, in ogni caso, con sentimenti “perfettamente plausibili” intendo il sentimento dell’invidia. Quello che c’è scritto dopo in realtà non è così normale…

Tenete a mente questo screenshot in particolare….

Questo viene prima di quello di sopra. Vi servirà dopo per quello che vi racconterà Ele su Cloé

Possiamo notare, sicuramente un elemento interessante, che la visione che ha di sua figlia è quello di un orsacchiotto di pezza.

Ed è per questo che associare poi il tema dell’orsacchiotto di pezza anche alle cameriere ci è sembrato veramente confusionario, anche se le ha uccise. Questo perché era un tema che sembrava davvero “speciale”; unico, legato strettamente a sua figlia e, ancora più interessante, questa descrizione che la mamma ci dà di Cloé si riscontra molto bene con il design “dolce” e “rotondetto” della ragazzina. Hanno sfruttato qui a tutto tondo il character design assegnato a Cloé, non è affatto fine a sé stesso.

Aggiungiamo un punto a favore di questa magnifica scena: la sua continuazione al di fuori del diario. Difatti abbiamo il pettegolezzo tra le cameriere che poi si manifestano nei due orsacchiotti di pezza.

Ecco allora che colleghiamo il tutto alla perfezione: una cameriera ha assistito alla disfatta dei vestiti di sua figlia e la signora ha pensato bene di farla fuori. La scena continua finché non vai a controllare il quadro della donna che è invecchiata.

Questo rapporto col testo è comunque diverso dal tipo di rapporto che ci viene offerto col testo in Faust’s Alptraum: uno perché ci sono delle immagini da commentare che vengono semplicemente descritte, e poi perché la vedo più come un esperimento per tentare di replicare un tipo di narrazione più “letteraria” o come “manifestazione di erudizione” che con l’intenzione di trasmettere delle sensazioni emotive (questo è uno dei motivi per cui per quanto sia tra i miei giochi preferiti non posso certamente prenderlo come esempio per parlare di titoli narrativi).

Prima che Ele possa introdurvi il tema principale del gioco, vorrei citare un’altra scena in cui la regia, anzi, la direzione della fotografia è stata fenomenale.

Questo particolare momento del gioco mi ha insegnato molto per quanto riguarda la resa evocativa delle scene. La tinta schermo che si fa prima scura e poi sempre più rossa supporta la visione della realtà estremamente psicologizzata del ragazzino, perché in questo punto particolare della trama la regia è tutta è incentrata sui personaggi che sono le vere star del gioco. Più ancora di quanto non era accaduto in The Crooked Man, qui l’ambiente si modella sulla base di come il personaggio in questione sta vivendo la sua personale situazione.

…Di conseguenza, questo lavoro sopraffino di drammatizzazione delle vicende permette di fare a noi giocatori, spettatori e in questa sede a me ed Ele come critiche (se pensiate abbiamo la facoltà per essere definite tali) un soddisfacente lavoro di interpretazione.

Già, ricorderete dell’articolo di Mad Father, questa sarà la seconda volta che lo cito nel corso del nostro percorso sul Ludi Tarantula Archives.

Se l’opera ci concede di interpretarla allora noi potremo finalmente costruire i nostri significati sulla base del linguaggio su cui siamo stati istruiti. Quindi, ecco che mi prendo la libertà di lavorare sull’interpretazione del segno di quello che riguarda per me un tema (un tema qualsiasi, non il tema principale. Vedremo in futuro perché tengo a fare questa differenza) che si può estrapolare dal gioco. Lo estrapolerò, ad esempio, esaminando l’uso del colore rosso in questo gioco e poi lo collegherò ad altri elementi.

Prima di tutto, come potreste intuire non lo sto scegliendo casualmente, poiché non solo il rosso ci appare con violenza sullo schermo ogni qual volta ci viene introdotto una dimensione distorta della personalità di Michel, ma ci sono altri particolari che insistono su questo colore.

Potremmo parlare delle scritte rosse, usate quando si vuole mettere in evidenza un concetto distorto espresso dai personaggi come si può vedere dallo stesso screen lì sopra, ma possiamo generalmente soffermarci su numerosi esempi.

Gli occhi rossi da cui il ragazzino è perseguitato nella stanza delle cameriere…

…Il ritorno con l’occhio rosso di Charlotte (ed il senso di essere osservati e controllati), quando si rivela nella stanza grigia, collegato questa volta con la sua maledizione…Questo possiamo collegarlo al tema della possessione (in questo caso sia applicata che subita da parte di Michel)

Quando Alain rivela di voler uccidere sua figlia, scena che è avvenuta poco dopo che avevamo visto il “salvataggio” compiuto da Michel (un atto di gelosia, probabilmente -anche qui torna il tema della possessione, tenetelo a mente per l’Appendice-)

Oppure, beh, in questo punto particolare in cui possiamo vedere una Cloé selvatica (hey, per una volta tanto non usiamo questa espressione come meme) con un vestito rosso. Qui possiamo notare i suoi occhi o i suoi capelli, di colore bianco, servano per costruire per noi un’altra associazione con la maledizione strettamente collegata a Blanc, per l’appunto.

È un’immagine molto molto esplicativa in realtà questa, il termine “Cloé selvatica” non l’abbiamo usato a caso. E questo proprio perché associamo questi due colori che si rendono rappresentanti di due tematiche specifiche che vengono quindi strettamente collegate nel titolo: la passione e la morte.

Ahahahahahah, sì. La passione. La passione.
Detta così mi rendo conto che ora sembra che io stia parlando di una telenovela, dopotutto il registro drammatico iper-intenso del gioco non fa altro che valorizzare questa bizzarra tesi. Ma vi giuro che vi sto dicendo queste cose con cognizione di causa, sono consapevole che se non mi esprimo al meglio rischio di far passare le belle tematiche che affronta il gioco per una marea di cazzate.

Rimandiamo a questa immagine in cui la si vede per la prima volta…

Ecco. Qui domina l’uso del bianco. Bianco e rosso.

Voglio citare un altro momento che si può ottenere se, rimanendo in modalità “pazzo assassino” con Michel e uccidi il gatto bianco si può vedere come questo, secondo la descrizione, sembra avere la possibilità di muoversi ancora, a differenza di quello nero.

Proviamo a riflettere su una cosa: il fatto che nel punto in cui viene mostrata nel gioco Cloé si sia inselvatichita vorrebbe sottolineare che ciò di cui è diventata vittima è stato l’accumularsi e la perdita del controllo su tutte le sue passioni più negative.

Badate che quando uso questo termine mi riferisco in particolare specialmente alla concezione classica, se non ricordo erroneamente parliamo di un’idea che deriva sin dall’Antica Grecia, che quello che riguarda il tema della “passionalità” intende comprendere il termine in un’accezione molto negativa e che si oppone alla “purezza d’animo” contraddistinta invece dalla razionalità assoluta.

Ecco, ora che mi sono ricordata bene sono sicura di ciò che dico: era Platone che usava la metafora del cavallo bianco e del cavallo nero (qui come “cavallo nero” abbiamo il gatto bianco, che per chi non lo sa nella cultura giapponese è un colore associato alla morte), e sono anche abbastanza sicura di aver utilizzato già spesso l’uso di questa metafora durante qualche delirio per conto mio suppongo. Ma non preoccupatevi, non intendo farvi un pippone su questo discorso.

Quello che ci interessa ora capire è che Cloé, oltre che vittima delle proprie passioni più negative…

Come ci mostra questo screen in cui tappezzava le pareti con le sue manine sporche di sangue…

Potremmo dire che è stata vittima, anzitutto, della passionalità sfrenata dei suoi genitori. Non a caso da un lato c’è la lussuria, dall’altro l’invidia, temi cari al cristianesimo per quanto riguarda il trattamento dei peccati capitali.

Sì, poi, se a questo ci aggiungiamo un breve accenno all’ira…

…Possiamo dire che siamo piuttosto a cavallo con tutto il resto del cast.

Okay, tralasciando queste digressioni cretine (il peccato capitale e il cristianesimo non c’entrano un emerito cavolo con quello che voglio dirvi, non vorrei confondervi le idee), perché vi faccio questo discorso? Cerchiamo di arrivare al punto. Dalla forte associazione che abbiamo visto all’interno del gioco possiamo dire che non mantenere il controllo del proprio stato emotivo porta inesorabilmente alla morte, ma il gatto bianco che non sembra subire la stessa sorte di quello nero e la diffusione della “maledizione di Cloé” in tutta la casa prima che questa ci lasci definitivamente le penne vorrebbe suggerirci che una volta che questi forti sentimenti si sono generati difficilmente tenderanno a morire.

Dopotutto, le maledizioni in Cloé’s Requiem sono emozioni negative in grado di prendere vita propria, no?

Il gatto bianco è destinato a sopravvivere, si espande per l’ambiente e nelle menti delle persone, è incredibilmente attivo e la sua indole distruttiva è estremamente contagiosa. Questo a differenza del suo alter ego, il gatto nero che una volta ucciso non si ridesta più, decretando così lo statuto di essere passivo e strettamente legato ad una condizione di morte, di oggetto che subisce.

Beh, eccovi lo Yin e lo Yang. Questi concetti non dovrebbero essere estranei alle nostre ragazze. Ahahah, Noir e Blanc. Che simpatiche, cazzo.

E quindi?

Già. Quindi, beh, questo penso che dovrebbe spiegare finalmente (almeno in parte) il motivo per cui la prima cosa che abbiamo fatto in questo articolo è stato associare Cloé’s Requiem a “Lo strano caso del Dottor Jekyll & Mr.Hyde” del caro vecchio Stevenson.

Nel libro ci veniva presentato come queste specie di mostro, gobbo (zoppo, orbo e sordo e via dicendo, per citare Quasimodo come un altro disgraziato della letteratura del XIX secolo) …Un mostro sì, un demone capace di calpestare una bambina.

Una delle scene più amate dagli illustratori del secolo!

E poi, suvvia, come si fa a non cadere ai piedi di questo grand’uomo?

Non vedete che splendore?

Insomma, questa rappresentazione e continuo distanziamento che il libro prende, sotto forma di titolo investigativo, dal beneamato da tutti Dott. Jekyll, potrebbe ricordarci sicuramente il livello di distanziamento e demonizzazione che si fa delle maledizioni.

…Che in questo caso, collegando Cloé’s Requiem a Lo strano caso del Dott.Jekyll a Mr.Hyde diventa: poni controllo alle tue passioni (sentimenti negativi) o sarai causa di tragedia e morte.

Jekyll tiene le distanze da Hyde disconoscendolo come Cloé tiene le distanze dalla Rambo-Cloé, che viene trattata come un nemico da sconfiggere.

Sì, la si può sconfiggere con un abbraccio, ok, ma è comunque una bestia di Satana da sconfiggere.

Che dire, è questa la visione che ai tempi la puritana società vittoriana aveva delle proprie passioni.

Se la società che diceva di tenere a bada e avere paura dei propri lati più negativi era perché era la struttura sociale stessa che diceva di mantenere l’ordine.

E come potete vedere ora vi sarà sicuramente più chiaro anche la nostra insistenza sul brano “Façade”, o almeno lo spero.

Aldilà che qui si parli di società vittoriana, la Francia si è generalmente differenziata da questo atteggiamento proprio per essere “più all’avanguardia” se vogliamo dire così; non parliamo tanto di precisazioni storiche quanto di vicinanze tematiche con il titolo. Infatti, nel contesto sociale vittoriamo che  stiamo presentando per l’articolo si creavano delle maschere perché la società basava i suoi principi su modelli irraggiungibili che non riusciva a trovare riscontro nella realtà quotidiana dei fatti ma nessuno aveva il coraggio di farlo notare. Era il lato povero della società a cui si attribuivano i comportamenti “eccentrici”, dopotutto.

Erano loro la gente pericolosa che meritava di essere maltrattata (“punita”) ed emarginata, no? Non i signori appartenenti all’alta società. Era una scusa per giustificare la distinzione tra classi ed è questo che il classico letterario denunciava.

O meglio, non l’ha denunciato completamente. Ai tempi già era uno scandalo che si associasse all’idea del perfetto gentiluomo inglese una figura bestiale. Figurati se poi li avesse fatti confrontare in maniera più diretta.

…Però nel musical di cui vi parliamo è successa una cosa.
Nel musical c’è una canzone come Alive! – E vi consiglio di cliccare sul link poiché questo vi rimanda direttamente alla versione cantata da Anthony Warlow, voce anche del Fantasma dell’Opera per chi fosse interessato.

(Immagini dalla produzione di Jekyll&Hyde del 2012 con David Hasselhoff)

In questa scena finalmente possiamo vedere come Hyde non solo sia strettamente collegato a Jekyll dato l’omicidio di individui che, in fin dei conti, vediamo sin dal prologo che gli stavano sulle scatole, ma in particolare vediamo che nella trasformazione finalmente ha dato sfogo a tutte le sue frustrazioni.

Urla al mondo della sua gioia di vivere (sentite che liberazione dal min 3.42!) anche se questo vuol dire accogliere in sé le forze del male (cito il lyrics), e allora così potremmo anche interpretare la pozione come un semplice stimolante, niente di più che una droga artificiale, forse. Un eccitante.

Tutto quello che aveva represso qui viene alla luce, compreso lo strano feticismo verso Lucy che potete sentire a minuto 1.49 del primo link che vi ho passato (che ci crediate o meno la sotto trama di questa prostituta la citeremo anche più avanti). Ve ne renderete conto da soli, se fate attenzione potete sentire come sembra che annusi l’aria come farebbe un animale, ma il punto è che, diamine, possiamo renderci conto che quello che canta non è un demone come gli altri, ma lo stesso Jekyll! In fin dei conti, non esiste nessun Edward Hyde.

….

….Ah, beh, cosa vi aspettate che vi dica a questo punto?

Per me, il discorso è chiaro: una delle caratteristiche migliori di Cloé’s Requiem è che permette di lasciare i suoi personaggi totalmente a briglie sciolte.

Sì. Esattamente.

Ecco, ma proprio totalmente, anzi forse anche troppo. D’accordo, cosa sto cercando di dirvi?

Che prima di tutto anche se il nemico finale da sconfiggere è Cloé stessa alla fine è l’unica che si trasforma, che sembra avere una metamorfosi e nemmeno completa come la morfologia di Hyde. In breve…

…Ragazzi, ricordiamoci assieme di una cosa.

Quello a sinistra e quello dell’immagine di destra sono la stessa persona.

Anche qui, il ragazzino dell’immagine a sinistra e quello dell’immagine di destra sono la stessa persona. È così evidente.

Cambiano solo le espressioni, non compiono metamorfosi, semplicemente mutano nel tempo ed è questo che li rende dei personaggi meravigliosi, dal nostro punto di vista, che sono stati in grado perfino di superare il mito che il classico letterario ha lanciato. Come promesso difatti più avanti dedicheremo un’appendice proprio per loro.

Come concludere allora questo discorso? Vediamo un po’.

Stevenson sembra dirci, col suicidio di Jekyll, che l’unico modo di scampare a questo conflitto esistenziale è la morte. Non c’è via di scampo.

In questo la Buriki ha preferito proporre una soluzione alternativa: con la crescita ed il riconoscimento dell’errore è possibile purificarsi dal morbo e tornare a provare empatia nei confronti del prossimo, razionalizzando i propri sbagli e riprendendo la retta via.

Questo è accaduto anche con un altro personaggio del team, nell’opera di Fantasy Maiden’s Odd Hideout a cui qui farò solo una menzione: Ange.

…Diciamo che Cloé-selvatica non è stato l’unico personaggio “animalizzato” del loro titolo.

Ecco, questa CG in cui la vedete piangere sull’erba l’avevate incontrata prima nel corso della lettura dell’articolo quando si era vista la copertina del gioco. Ebbene, sappiate che sta piangendo, per chi non lo sa, perché si è appena ricordata di aver compiuto un crimine giusto un pochiiino grave come l’infanticidio di massa. Nel suo gioco di provenienza uno dei sotto testi più ricorrenti era quello dell’istinto primordiale del nutrimento (oh beh, si parla di vampiri e non poteva essere altrimenti). Oltre, anche qui, alla trama della crescita interiore.
Non sembrerà, ma questo titolo aveva tutte le carte in regola per essere definito come un’ottima opera thriller!

Si, sembra proprio essere una caratteristica dei personaggi della Buriki Clock confrontarsi con i loro lati più primitivi.

E si, si confrontano con questi. E ci soffrono.

Eccome se ci soffrono.

Eccovi dunque uno dei temi che affronta il gioco, secondo la mia interpretazione: l’accettazione di sé stessi affrontando il proprio lato peggiore. Quindi, ricollegandoci al discorso iniziato prima, lo yin (il nostro lato passivo, collegato al raziocinio) e yang (la parte attiva, l’energia caotica e irrazionale dei nostri comportamenti) devono coesistere in maniera equilibrata nelle nostre scelte di vita.

E finalmente ragazzi ho finito di divagare, mi toglierò dalle scatole a breve.

Come avete potuto vedere ho parlato di altri temi in questa prima parte dell’Asso nella manica su cui il gioco non sembra nemmeno insistere così tanto alla fine, è stato un altro il vero oggetto d’interesse della Buriki Clock.

Tuttavia sappiate che tutti questi modi in cui ho potuto leggere l’opera derivano dai tanti piccoli indizi lasciati per strada dal gioco stesso. In ogni caso è pur sempre alla base della critica lavorare sui significati del testo sulla base delle medesime lettere impresse sulla carta.

Vi ricordate? Avevamo già parlato di questo argomento nell’articolo su “Rpg Horror e Storytelling”.

In breve, ecco che ho potuto interpretare un tema trattato dagli elementi della regia e della messinscena; come avevamo anticipato sin dall’articolo di Mad Father è qui che possiamo renderci conto di tutto quello che può fare un’opera profonda.  È questa tutta la bellezza e la potenzialità di interfacciarsi con una storia che non si ferma alle prime apparenze.

(Ah- e aggiungo: le tematiche come potete vedere si intrecciano costantemente con gli avvenimenti della trama principale ed i suoi personaggi, giusto Sanada?)

Ora, abbiamo anche detto che oltre alla regia il SECONDO asso nella manica sono i personaggi. E con questo capirete il perché nel corso di tutte le precedenti analisi abbiamo scelto di non focalizzarci sullo sviluppo di personaggi che altre storie narrative ci hanno presentato.

E questo ci rimanda, volendo, alla parte introduttiva di questo paragrafo quando la prima cosa che abbiamo messo in evidenza è stata dire che questa è una storia character driven.

Non abbiamo analizzato altri personaggi in questa rubrica proprio perché tutte le altre opere che abbiamo analizzato non volevano centrare il focus sui personaggi ma, appunto, soffermarsi più sulle loro “avventure” che vivevano (la ricerca del padre, la fuga dalla Galleria, il puro gameplay in The Witch’s House ect ect ect…).

Per parlare dei personaggi è necessario interpretare le loro sfaccettature emotive.

…Perché è estremamente importante, davvero, vitale, che in un lavoro di interpretazione si lavori con dei dettagli che ci vengano già forniti nell’opera presa in analisi, per non rischiare di fare delle teorie e “over-analisi” fini a sé stesse.

Avremmo potuto anche formulare delle interpretazioni libere, ma difatti sui contrasti di comportamenti dei personaggi, ad esempio, ci viene detto poco.

Un primo elemento che abbiamo notato degli altri personaggi in Back To The Future è che il conflitto delle loro personalità, se c’è, viene più trattato come un evento eccezionale che un vero e proprio percorso di crescita.

Prendiamo Mary in Ib, per esempio, nel finale “A Painting’s Demise”.

Sì, qui la vediamo come “vittima del suo ambiente di appartenenza” che corre per le stanze e infine chiama il nome di suo padre.

Però, questo è un finale. Perché non guardiamo per un attimo come si comporta in altri contesti?

Anche se si volesse rivelare il lato da “bambina bisognosa di amore” comunque questo è costantemente in conflitto con la tensione emotiva, poiché siamo dal punto di vista di Ib, secondo la quale stiamo avendo a che fare con una probabile pazza assassina.

… Questo accade per la maggior parte delle volte in cui appare in scena.

Prendiamo un esempio pratico?

Guardate cosa succede nel finale più classico, “Promise of  Reunion”.

Voi avreste risparmiato la sua vita con quello sguardo assatanato?

Davvero, ditemi se in tanti punti del gioco non è trattata soltanto come funzionale al suo ruolo da antagonista utile soltanto a fare andare avanti la trama.

Ecco, non mi stupisce che in questa parte chissà perché invece di empatizzare con lei molti fan si siano limitati a notare “oh, no! Questa pazza sta assassinando il nostro amatissimo Garry!”

Kouri sarà stato certamente stratosferico nell’offrire il conflitto emotivo dell’audience nei confronti di un personaggio che tutto sommato è borderline (non è poi così tanto un’antagonista fine a sé stessa), ma non basta.

Un personaggio nella maggior parte dei casi cambia nel corso di una storia, un personaggio ha bisogno di un percorso da affrontare, ed è il principale motivo per cui nell’articolo su Corpse Party non avevamo parlato proprio dei personaggi (perché anche se avevano un’ambivalenza di personalità questa non era trattata all’interno di uno sviluppo specifico).

Quindi quello che sto cercando di spiegare in questo punto non è farvi la carrellata di personaggi per capire “chi è il migliore” ma capire chi tra tutti questi ha lo sviluppo più lineare all’interno della propria trama di appartenenza. Vi sto semplicemente spiegando i motivi per cui non abbiamo trattato negli Archives tutti i personaggi con cui ci siamo confrontati nel corso della rubrica.

Prendiamo un altro esempio: Ellen.

Ellen, Ellen, Ellen.

Simpatica, no? Tutti vogliamo bene ad Ellen. Anche in questo gioco, uno dei pochi momenti in cui sembra rivelare i motivi dei suoi omicidi e dei suoi inganni sembra forse il diario, ma sinceramente azzarderei quasi a dire che il personaggio di Ellen è davvero irrecuperabile. Converrete con me, per chiunque sia rimasto traumatizzato la prima volta nel finale di The Witch’s House, che questa ragazza incarna il pessimismo nel genere umano.

Già soltanto per il fatto che vive come un parassita nel corpo di un’altra persona. Sicuramente sarebbe molto interessante studiare in altri ambiti come si sia formata la sua sociopatia (come avevamo già detto nell’articolo dedicato) ma essendo che qui siamo sul Ludi Tarantula Archives, un sito su cui intendiamo soffermarci sui punti focali delle analisi interne al gioco nel senso più stretto del termine (un punto su cui vi avremmo rincoglionito già a sufficienza, suppongo) non ci pareva semplicemente il caso approfondire.

Ecco il motivo per cui vi ho parlato dell’importanza degli indizi interni, ed ecco perché l’unica che forse si avvicina di più ai requisiti per un’analisi sul personaggio per essere definita complessa come i personaggi di Cloé’s Requiem è Aya, non a caso avevamo aperto una parentesi sul suo percorso di crescita nell’articolo su Mad Father.

Chi altri abbiamo, David? Di David semplicemente sentivamo che non avevamo nulla da aggiungere a quello che il gioco The Crooked Man aveva già detto. Dello strano caso dei personaggi di Corpse Party lo abbiamo citato poco fa! Ne avevamo già parlato nel loro articolo dedicato, mentre per quello che riguarda Mogeko Castle, per quanto possano essere interessanti le teorie da elaborare sui personaggi, non riusciamo a capire come potevamo dedicare delle analisi particolarmente approfondite su di loro.

Ma, guardate, se proprio avete ancora dei dubbi, vi propongo un esempio su un tema affine che riguarda la rappresentazione dei personaggi sulla scena.

Eccovi un esempio pratico pratico su come questi due potrebbero, tutto sommato e a primo attrito, apparirvi entrambi come delle brutte facce proposte come jumpscare ma che in realtà sono trattati molto diversamente.

Questa, ormai conoscete l’immagine a memoria, è Cloé maledetta prima della battaglia. Primo piano, occhiaie. La risata possiamo sentirla soprattutto in background e la scena in fin dei conti è statica.

Questo è Alfred durante l’inseguimento finale. Un potrait che occupa tutto lo schermo sbuca fuori con una risata spacca-timpani pronto ad aprirci il deretano con la sua motosega rombante.

Ed è così che si è conclusa tutta questa lunga giustificazione sul perché questo è stato il primo caso in cui ci siamo soffermate sui personaggi di un’opera.

Ma vedetela così.

Da questo momento in poi si sono praticamente spalancate le porte dell’Inferno e queste lunghissime parentesi sulle analisi dei personaggi e delle tematiche all’interno di un’opera videoludica narrativa torneranno sicuramente più volte negli articoli futuri.

Perché da questa generazione i titoli sono usciti fuori sempre più fottuti.

Okay, okay, aldilà di tutto sto facendo una generalizzazione perché comunque questi saranno pure gli esponenti ma non abbiamo mai analizzato tuuutti i titoli usciti in questi periodi.

Quello che sto cercando di dire è che quest’oggi abbiamo fatto un passo fondamentale che sicuramente ci servirà per il futuro, soprattutto per le ultime due recensioni che abbiamo in serbo (quindi, attenzione che non parliamo della rubrica Back To The Future) che ci mostreranno, per contro, come non si fa la scrittura di un personaggio, consideratelo come un grande regalo che vi offriamo per quando ci avvicineremo alla fine della nostra attività da recensirtici.

Ma ora credo di star davvero divagando troppo, sto spoilerando più del dovuto.

Per questo, dopo avervi esaurito soltanto con quello che è stato alla fine un cappello introduttivo per iniziare ad approcciarci con lo stile del gioco ed il modo in cui ha trattato i personaggi, posso finalmente lasciare la parola ad Ele, che finalmente si dedicherà alla loro analisi interna.

Eccoli allora finalmente solo per voi, Charlotte, Pierre, Cloé e Michel!

…Musica maestro…

“The ladies an’ gents ‘ere before you –
Which none of ‘em ever admits –
May ‘ave saintly looks –
But they’re sinners an’ crooks!

Hypocrites!
Hypocrites!”

 

[1]Direttamente in riferimento dal lunaticissimo, magnifico ed elegantissimo gentleman dei malfattori Jack Dawkins detto il Dodger!

Perché se si tratta di opere in costume non mi tirerò certo indietro da tutte le citazioni possibili e immaginabili. Ah-Ah-Ah. Ahh. Cacchio.

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